#psicologicontrolapaura

PERCHE' MAI COME IN QUESTO MOMENTO IL SUPPORTO PSICOLOGICO PUO' DIVENTARE UN'IMPORTANTE STRUMENTO DI RESILIENZA.

Il particolare periodo storico che tutti noi stiamo vivendo, indipendentemente dal momento preciso in cui ognuno ha iniziato a prenderne reale consapevolezza, ad oggi 28 marzo 2020, va avanti da più di tre settimane.

Il nord d'Italia, per le tragiche ragioni che conosciamo, ha iniziato prima.

Ma per tutti l'iter è stato lo stesso: chiusura delle scuole, chiusura delle attività non essenziali, severe limitazioni in tutti gli spostamenti.

Queste restrizioni sono conseguenza di un'emergenza sanitaria che non conosce confini. Non conosce età. Non perdona nessun contatto.

Non eravamo pronti. Nessuno lo era. E come avremmo potuto esserlo...

Senso d'impotenza, sconforto, tristezza sono solo alcuni dei sentimenti che umanamente ognuno di noi si è talvolta accorto di provare.

Ma ciò che più ha violato la nostra persona, e la nostra vita, è stata la totale rottura con le nostre routine. 

Di colpo, all'improvviso più niente. Niente di tutto quello che faceva parte di noi, con cui ci identificavamo, che ci dava certezze, sicurezza economica, calore umano, relazioni sociali. Più niente. 

Una situazione che nessuno avrebbe mai solo lontanamente pensato di vivere.

La psicologia dell'emergenza ha ben spiegato, purtroppo in più occasioni, come la mancanza di routine sia uno dei fattori da ripristinare con maggiore celerità nei casi di emergenza, proprio perché l'assenza di determinati schemi potrebbe favorire lo sconforto, il disagio e il senso di impotenza in chi ha appena assistito ad una catastrofe.

Esempi in tal senso l'Italia ha da esporne diversi, uno per tutti i vari terremoti che negli anni hanno distrutto interi borghi, cittadine, monumenti, strade, e lasciato senza una casa tante persone, e tolto la vita a tante altre.

In queste situazioni, dove all'improvviso ti accorgi di non avere più nulla di sicuro attorno a te, di dover rimettere in discussione tutto quello che fino ad un momento prima davi per scontato, ricominciare costruendo a piccoli passi la propria quotidianità può aiutare nel restituire continuità in qualcosa che si è interrotto, fuori e dentro di te.

 E allora ecco perché dopo un terremoto si cerca subito di ricostruire spazi di vita quotidiana: si allestiscono scuole, palestre, ospedali. Si creano spazi di condivisione; ci si riunisce in momenti importanti della giornata, come i pasti. Nessuno deve essere lasciato solo. Ogni operatore delle professioni d'aiuto è chiamato a fare la sua parte; dei volontari diventa difficile tenere il conto.

Tutti insieme nell'emergenza.

Almeno nelle emergenze che fin'ora ci è stato dato conoscere.

L'emergenza attuale, invece, ha stravolto questi schemi.

Proprio le routine che subito ci apprestavamo a ricostruire ci sono state negate. Niente di quello che prima scandiva le nostre giornate e ci aiutava a tenere il ritmo vitale, è ora possibili fare.

Il contatto fisico, l'aiuto concreto di una carezza, un abbraccio, una visita sono stati banditi.

Il prima e il dopo di questa emergenza non sono ad oggi definibili.

C'è incertezza su cosa sia giusto fare, su quanto siano sbagliati i nostri comportamenti, sulle conseguenze di ogni nostra distrazione.

E forse proprio questa astrattezza della situazione che ci impedisce di andare avanti sereni. Di ricostruire, seppur con fatica, ciò che ci accorgiamo di stare perdendo. 

L'attuale stato di emergenza differisce dai precedenti, dove capire cosa è successo è possibile. La ricostruzione ha inizio fin da subito, si stimano i danni e si ipotizzano manovre e strategie per una pronta ripresa. 

Anche nell'emergenza c'è speranza, perché ciò da cui si cerca di riprendersi è noto, fermo, circoscritto.

Questo virus, invece, non ha consistenza. Non lo puoi vedere, toccare, conoscere se non attraverso tristi numeri in continuo aggiornamento: contagi, ricoveri, vittime.

L'incertezza della situazione, combinata con la totale assenza delle nostre routine, e della revisione forzata della nostra quotidianità e dei nostri spazi, a lungo andare potrebbe generare vissuti d'ansia e di sconforto.

Sebbene inizialmente possano essere una risposta umana del nostro organismo, date le premesse di cui sopra, se persistenti questi sentimenti potrebbero debilitarci fisicamente e psicologicamente, acuendo malumori e malessere psicofisico.

Affinché questa eventualità non prenda il sopravvento, e impariamo a riconoscere i nostri "momenti no", soprattutto se iniziano a superare per durata e intensità i momenti positivi, fermiamoci e ascoltiamo noi stessi.

Spendiamo del tempo prezioso ad interrogarci sul perché di quest'ansia e di questo malessere. Se abbiamo la possibilità di confidarci in  famiglia o con un amico sui social non aspettiamo a farlo. Diamo spazio alle parole e ascoltiamo con attenzione ciò che diciamo e quello che ci viene detto. Impariamo ad aprirci e ad ascoltare chi sceglierà noi per aprirsi a sua volta.

In questo momento di straordinaria unicità storica non dimentichiamo il nostro valore come persone. Averci lasciato momentaneamente senza le nostre routine non deve diventare un alibi per toglierci dai nostri molteplici ruoli.

Ognuno di noi, anche oggi, anche in una situazione di emergenza come quella attuale, può e deve continuare ad essere un padre, una madre, un figlio o una figlia, un lavoratore o lavoratrice, un nipote, un fratello o una sorella, un vicino di casa, un "genitore" per i suoi cuccioli domestici, un punto di riferimento per i giovani.

Ognuno di noi è questo e tanto altro, e non scordarlo può aiutarci a superare anche questo lungo momento di difficoltà.

Ma se tutto ciò non dovesse bastare, non dimentichiamo che tanti professionisti della salute hanno scelto con responsabilità di continuare il loro lavoro a distanza.

Migliaia di psicologi e psicologhe che da tutta italia hanno aderito con coscienza all'invito del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologici affinché ogni professionista si renda disponibile al proseguo delle attività di supporto e di sostegno psicologico laddove gli venga richiesto.